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FOTO E TESTIMONIANZE "Intorno a Madre Claudia"
Il 28, 29 giugno e il 1 luglio scorsi abbiamo condiviso tre appuntamenti importanti
per festeggiare il giorno della nascita al cielo della nostra Fondatrice. Ecco come è andata ...
degli Educatori dell'Oratorio Canossiano di Zagarolo
L’esperienza vissuta insieme alla comunità delle Suore Cistercensi della Carità, in occasione dell’anniversario della morte di Claudia De Angelis, loro fondatrice è stata per noi educatori dell’Oratorio Canossiano di Zagarolo, ricca di significato.
Durante la giornata abbiamo cercato di comunicare il messaggio di Madre Claudia tramite una piccola rappresentazione sulla sua vita. Abbiamo messo soprattutto in risalto la grazia che lei ha ricevuto del matrimonio spirituale, che ha ricevuto da Gesù, ed il suo amore perché tutti conoscano Gesù e lo amino.
Ma in più anche noi abbiamo ricevuto una testimonianza di unità che le suore ci hanno trasmesso. E’ stato bello notare da parte nostra i bambini presi da un forte coinvolgimento spirituale e ludico con la realtà che hanno incontrato in una gita che si è rivelata veramente bella ed emozionate.
E’ nostro vivo desiderio ringraziare le suore per l’accoglienza e per averci dato la possibilità di conoscere Madre Claudia, ed in particolare di collaborare con loro alla riuscita della Festa.
di Bruno Sperandini Diacono
Parlare di MADRE Claudia, in poche parole, sarà arduo ma ci proverò lo stesso.
Il suo biografo e padre spirituale P.G. Marangoni, disse che la vocazione di Claudia può giustamente racchiudersi tra questi due ministeri: la salvezza delle anime e la Carità.
Ma la Carità per Claudia trae origine dalla Croce, da Cristo crocifisso, dall’“Amor crocifisso” - come lei lo chiama - e diventa la fonte del suo servizio apostolico e soprattutto educativo. L’Opera Pia di Carità, nata quel 25 Maggio 1709, aveva come fine specifico quello d’istruire le fanciulle nell’orazione e nel Santo Timor di Dio. L’impegno apostolico ed educativo Claudiano può in termini pedagogici definirsi amore preventivo, si traduce in un “fare” che non corregga il male, ma lo prevenga. Insomma possiamo dire che Claudia abbia quasi preceduto di circa un secolo e mezzo il sistema preventivo di Don Bosco.
Ma l’espressione più bella con cui viene definito l’itinerario Claudiano è quella che troviamo nella preghiera per la Beatificazione: “Copia vivente di Gesù appassionato”; Claudia infatti ricevette la grazia dello sposalizio mistico, in cui Gesù le cambiò il nome dandole proprio l’appellativo della Croce, e questa diventa per lei la sua passione apostolica, il suo ardore. Attualmente, nelle costituzioni delle Suore Cistercensi, ci viene detto che esse coltivano una speciale e singolare devozione ai dolori della passione di Cristo proprio sull’esempio della fondatrice, perché anche per esse la contemplazione della Croce diventi contemplazione dell’Amore di colui che delle anime è sposo, e come diceva Claudia il “diletto del Cuor mio”.
In questo decennio di sfide educative, Claudia ci ricorda quanto sia importante dedicarsi e spendersi per il bene delle anime, indicandoci che anche quando giustamente ci fossero correzioni da fare, la carità diventi l’unica via per esortare al bene, ed evitare il male.
di Fabrizio Cavone Diacono
Sr. Claudia De Angelis della Croce, tutta di Dio perché tutta appassionata della Croce: in queste poche parole può essere sintetizzato l’itinerario spirituale che ha caratterizzato il ricordo annuale della Fondatrice delle “monachelle”, per utilizzare un termine caro al popolo anagnino. La sua vita spirituale e la sua esperienza profonda di Dio, la sua storia con ostacoli e prove continuano a parlarci della Passione di Cristo. La sua partecipazione intima alle sofferenze di Cristo è, prima di tutto, partecipazione amorosa nel segno della Croce luminosa della Pasqua. I vari contributi sono riusciti a mettere in risalto questo aspetto della Fondatrice: l’unione della sua vita a Cristo è da considerare come un’unione sponsale, fatta di quella compassione che sgorga da un cuore capace di amare senza riserve. Compassione è, per Claudia, partecipare al mistero salvifico di Dio, è fare entrare la salvezza in “casa nostra”, dentro di noi, negli angoli più nascosti ed assumere «gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5), la sua volontà, il suo stesso modo di sentire e di amare, è farsi carico dell’uomo, ogni uomo, con le sue attese e speranze, contraddizioni e dubbi ed amarlo con il cuore di Gesù. Come direbbe S. Paolo, compassione è «conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti» (Fil 3,10-11): tutta la vita di Claudia rivela il significato profondo della Carità, l’Amore di un cuore indiviso per Cristo morto e risorto, l’unico capace di portare vita, speranza e luce nelle tenebre dell’uomo.
Madre Claudia addita costantemente Cristo crocifisso alle sue figlie e a quanti la incontrano, il Cristo sofferente e sposo, il Cristo che si è affidato totalmente nelle mani del Padre ed ha amato totalmente l’uomo bisognoso di salvezza. Se Sr. Claudia può essere definita “innamorata di Cristo” è perché ha saputo riconoscerLo sulla via della Croce, nella sua storia di donna che ardeva per il Vangelo e nel suo annuncio che non le ha risparmiato incomprensioni e sofferenze: dal Crocifisso Claudia ha attinto la forza e il coraggio per il suo apostolato.
Un aspetto della spiritualità di Madre Claudia messo ben in risalto da mons. Loppa è la sua “ecclesialità”: Claudia è stata sempre unita alla Chiesa, ha servito la Chiesa, si è messa alla ricerca di uomini e donne di Dio che potevano illuminarla e guidarla. Le sue scarpe e le prime Regole stanno ad indicare l’intensità del suo amore a Cristo e alla Chiesa che la rende pellegrina dell’Amore Crocifisso. In questo decennio ricco di sfide e di stimoli in campo educativo, le figlie di Sr. Claudia sono chiamate ad essere, nella loro missione educativa, donne “appassionate”, impastate di cielo, segno di speranza per il mondo – come ha detto il vescovo Lorenzo – di quel mondo che oggi ha sempre più sete di speranza. La partecipazione alla Passione di Cristo è per Sr. Claudia e le sue figlie germe di speranza, lievito di quella Carità che nasce sotto la Croce e si comunica nel tempo attraverso di noi, piccoli e fragili strumenti.
Guardando all’esperienza spirituale di Claudia della Croce mi viene in mente una citazione che ho letto ultimamente: «solo l’Amore crea» e sappiamo bene quale Amore Claudia ha incarnato, l’Amore Crocifisso, l’Amore ricolmo della vita e della gioia pasquale, l’Amore che non tramonta e continua anche oggi nell’opera delle sue Figlie e in coloro che si mettono alla scuola di Cristo, discepoli del Maestro. L’Amore che crea è innestato nella Croce e illuminato dal sole del mattino di Pasqua, solo di questo Amore l’uomo di oggi ha immensamente bisogno.
Una foto istantanea provo brevemente a condividere. Durante la veglia di preghiera, al termine dell’Adorazione eucaristica, la Madre generale ha acceso una lampada davanti alla tomba della Fondatrice attingendo la luce proprio da una candela posta ai piedi dell’altare. È stato un gesto carico di significati. Ho letto in questo semplice eppure solenne segno un atto di affidamento a Dio, di fiducia nel guardare con coraggio al futuro, di speranza nel continuare un’opera nonostante fatiche e difficoltà, di fedeltà al carisma originario della Fondatrice, di riconoscenza per una vita nel segno della donazione “appassionata”, di gratitudine per un esempio vivo di santità. È la luce che arriva in tutta la Congregazione, in Italia come in terra di missione, e che può rischiarare il cammino delle figlie di Madre Claudia della luce di Cristo morto e risorto. Di questa luce diventa trae beneficio tutta la Chiesa che vede in Claudia della Croce un raggio splendente di Carità.